mercoledì 11 agosto 2010

1 Il meme della memoria

Uriel ha pubblicato un post in cui tratta delle scorie delle ideologie novecentesche che ancora si aggirano per l'Italia, e che a quanto pare condizioneranno le elezioni prossime venture. Vorrei provare a raccontare il versante ebraico di questa vicenda. Siccome e' una storia lunga la ho divisa in cinque parti, e le posto in ordine inverso, in modo che possiate leggere facendo scorrere dall'alto in basso.
Dunque, in un certo momento degli anni Novanta, e' nata la parola d'ordine della Memoria. C'era il governo Prodi, che ha pure fatto delle cose molto positive per il mondo ebraico italiano - vedi per esempio il restauro di sinagoghe monumentali. E c'era soprattutto lo shock, e la paura, di vedere i missini al governo.
Anche io ero shockato, anche io avevo paura. E anche a me l'Ulivo sembrava la alternativa migliore - se proprio dobbiamo essere bipolari... Pero' a molti sfuggiva che:
a) Per trasformarsi in AN, il MSI aveva cacciato a calci i personaggi piu' scopertamente antisemiti ed impresentabili. E trovarono rifugio nella Lega, che cercava di darsi una rispettabilita' intellettuale - o almeno di dire qualcosa per aiutare la base ad orientarsi in una collezione di nemici, cui, dall'oggi al domani, marocchini ed albanesi si erano aggiunti ai primordiali terun o Roma ladrona. Questo esodo di menti (vabbe', menti...) dall'estrema destra porto' la Lega a (stra)parlare di mondialismo e di radici cattoliche; i cattolici tradizionalisti trovarono sponsor tra i leghisti; e la Lega stesssa assunse posizioni perlomeno ambigue, ma in sintonia con l'estrema destra europea, durante il conflitto nei Balcani. Piu' che AN o il MSI, si sarebbe dovuto tenere d'occhio la Lega.
b) In nome della comune alleanza contro Israele, nascevano osceni connubi tra estrema destra ed estrema sinistra, occasionalmente benedetti da qualche imam. Vediamo di essere chiari: e' pur vero che questa impensata coalizione non e' esclusiva dell'Italia. Ma e' anche vero che in Italia, prima che altrove, si e' parlato di nazi-maoismo, gia' negli anni Settanta, con scoperti tentativi di infiltrazione da destra, non solo ideologica. Ci fu un cantauatore neonazi che riusci'  a far pubblicare da Il Manifesto una inserzione pubblicitaria per un suo disco dedicato alla Palestina. E l'Italia aveva inoltre una robusta tradizione terzomondista, che tradotto vuol dire un gruppo numeroso di persone dalle velleita' intellettuali pronte a far proprie le ragioni dell'Islam, di qualunque Islam, contro l'Occidente, qualunque Occidente [Israele incluso].
In caso lo abbiate dimenticato, l'unico omicidio antisemita avvenuto in Italia nel dopoguerra, e' stato compiuto non da fascisti, ma da terroristi palestinesi - che avevano perlomeno via libera quanto al circolare nella Penisola. E l'omicidio e' stato annunciato non da una dimostrazione di destra, ma da una bara deposta -nel corso di una manifestazione sindacale - sui gradini della sinagoga di Roma. L'identita' del compagno autore del gesto non e' mai stata resa nota, tu guarda un po' che strano servizio d'ordine del sindacato, sempre pronto a prendere a legnate gli autonomi e a sbattere gli estremisti fuori dai cortei, prima ancora che si identificassero come tali.
Queste pero' sono sfumature. Il punto e' che Memoria [della Shoah, evidentemente] era diventata la parola d'ordine della presenza ebraica nello spazio pubblico. In nome della Memoria occorreva opporsi alla presenza dei fascisti al governo. A Bologna ci fu una manifestazione in ricordo della strage, cui erano presenti anche dirigenti della comunita' ebraica (e non esponenti di altre confessioni religiose), sempre in nome della Memoria. E assieme alla memoria sono arrivate le scuse. Gia', perche' AN mica stava a guardare: Fini preparava il suo viaggio in Israele e tutta la classe dirigente del suo partito si profondeva in scuse.  L'esempio lo aveva dato il papa, nientemeno.
E cosi' tutti gli ebrei italiani si trovarono nella posizioni di una guardia doganiera, cui gli ex fascisti bussavano alla porta, nella speranza di venire, appunto, sdoganati. A chi non fa piacere trovarsi di colpo sullo scranno del giudice che ha il potere di assolvere o condannare? Erano anche gli anni dei trionfi di Di Pietro.  Per come era stata messa la cosa, era chiaro che il perdono era solo questione di tempo, mica puoi occupare lo spazio pubblico facendo la figura dell'arcigno e cattivo.

[seconda parte qui

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Caro Nahum: fuori dei denti.

L'antisemitismo a sinistra e' qualcosa che anche molti ebrei italiani di sinistra hanno paura ad affrontare apertamente.

Un peccato, perche' c'e' una parte di sinistra italiana che non merita quei farabutti e che stimo, ma purtroppo non riesce a farci i conti, come nel caso dei famigerati "compagni che sbagliano"degli anni 70.


Yossarian

נחום ha detto...

Sono totalmente d'accordo con te, Yossarian. Ma io ho fatto delle scelte precise: la alya, per esempio.
Chi resta in Italia si condanna, da solo, al basso profilo e alle ardite combinazioni. E agli sforzi inutili: tipo mettersi a fare la lezione di storia del sionismo a una banda di gente per cui ebraismo uguale oppressione religiosa.
Gente che non ha saputo liberarsi del prete e che ora non vede l'ora di liberare il mondo dall'ebreo.