lunedì 27 ottobre 2008

silenzi cattolici

Le virtù dei figli di una Chiesa silente

Dopo il 16 ottobre 1943., quando giunse la notizia di ciò che era accaduto nel Ghetto di Roma, anche gli ebrei di Urbino che fino ad allora avevano goduto di una relativa tranquillità, dovettero nascondersi. Alessandrina Coen, con la figlia Ada e il suo bimbo, e la cugina Clara, trovarono rifugio nel convento delle suore di Santa Caterina, nel centro della città. Il Vescovo aveva “aperto i conventi”; non fu chiesto loro di battezzarsi, come accadde altrove. Furono semplicemente accolti. Quando il confessore si recava in convento, la prima ad avvicinarsi alla grata era Ada: riceveva dal sacerdote le notizie dei fratelli alla macchia in Toscana e del marito lontano.
Dopo pochi mesi, il Vescovo stesso comunicò alle suore che la situazione si stava facendo troppo pericolosa; un presidio nazista si era stabilito nelle vicinanze ed era il caso di trovare per gli ospiti una diversa soluzione.
Le suore invece spostarono i loro giacigli dalle celle all’atrio del convento così, se i nazisti avessero cercato di entrare, avrebbero violato la clausura.
La Madre Superiora rispose al Vescovo: “Se si deve morire, moriremo insieme”.
Mia nonna non lo dimenticò mai e tutta la vita rimase legata alle “sorelle”, nel reciproco rispetto della diversa fede.
Spesso la Chiesa ha attribuito “colpe” ai suoi singoli figli (“Deploriamo profondamente gli errori e le colpe di questi figli e figlie della Chiesa”, documento Noi ricordiamo: una riflessione sulla Shoah, L'Osservatore Romano, Città del Vaticano, 16-17 marzo 1998) pretendendo l’integrità del proprio magistero.
Ma è accaduto il contrario: “virtù” dei figli e delle figlie di una Chiesa silente. Non risulta che Pio XII abbia mai detto “Se si deve morire, moriremo insieme”.

Ester Moscati - Dal Bollettino della Comunità Ebraica di Milano - Ottobre 2008

1 commento:

Dan ha detto...

Ciao Andrea....ma sei tu?